//
archivi

Notizie

Questa categoria contiene 4 articoli

Microsoft compra Nokia

Riporto qui dal mio blog un breve commento sulla notizia del giorno: Microsoft compra Nokia.

nokia-building-640x427

 

E’ la notizia del giorno. Microsoft ha comprato Nokia per 7,17 miliardi di dollari. O meglio 4, 99 miliardi di dollari per l’acquisto della divisione device e servizi e 2,17 per l’accordo sui brevetti. Un’azione come questa conferma che un big,

proprietario di software come Microsoft ha capito che per stare alla situazione attuale ha bisogno di dispositivi. Che forse qualcuno ci avesse già pensato?

Su arstechnica.com leggo che nella transazione sono inclusi il reparto design, produzione, vendite e supporto e marke

ting. Insomma l’azienda di Redmond sta comprando una licenza di 10 anni sui brevetti Nokia, con un’opzione per rendere l’accordo definitivo. I marchi Lumia e Asha (smartphone di punta della casa finlandese) vanno direttamente a Microsoft , mentre il marchio Nokia continuerà ad apparire sugli attuali prodotti (serie 30 e 40) ma presumibilmente per i futuri prodotti il marchio finlandese sparirà definitivamente.

La prima riflessione che faccio dopo aver letto dell’accordo è che Microsoft voglia creare il 3° polo della comunicazione  accanto ai ben solidi di Apple e Samsung. Ci riuscirà?

Che Nokia abbia sempre creato ottimi prodotti non è in discussione, il problema va cercato ben più a monte. Quando cioè non è stata in grado di reagire e/o non ha voluto all’impetuosa onda degli smartphone. Quando è rimasta indietro rispetto ai concorrenti.
Per un po’ nessuno ha parlato di Nokia, nessuno se non i pochi affezionati hanno continuato a comprare Nokia, mentre l’iPhone regnava e Samsung lo tallonava. Ecco come il brand Nokia è sparito dalla mente del consumatore. Ora con questa acquisizione bisognerà che Microsoft identifichi una strategia comunicativa e ovviamente molto social per far riemergere un colosso come Nokia, nella mente dei consumatori, troppo abituati a Apple e Samsung.
.

Da lsdi.it: Sempre più giornalisti si sentono ‘’digital first’’

OriellaPR

Da lsdi.it – Un numero crescente di giornalisti nel mondo si considerano  ‘’digital first’’ e vedono i social media come una parte importante del loro lavoro.

Lo ha accertato una  Ricerca sul giornalismo digitale svolto da Oriella PR, un network internazionale che riunisce 16 agenzie di comunicazione, attraverso un sondaggio compiuto interpellando 553 giornalisti di 15 paesi.

Come segnala  Paid Content,

– il 59% dei giornalisti coinvolti nello studio hanno usato twitter nel 2013, contro il 47% del 2012;

– l’ uso di Twitter è molto alto nei paesi di lungua inglese, mentre solo un terzo dei giornalisti tedeschi, invece, hanno un account su Twitter.
Ecco qui sotto (sempre da Paidcontent) il grafico della relativa popolarità dei social media digitali:

Oriella1

Qui sotto invece una tabella illustra il modo con cui varia nei diversi paesi l’ uso dei social media. Paidcontent invita a rilevare la differenza fra Francia e Germania.

Da notare – aggiungiamo noi – anche la distanza fra la Francia e l’ Italia, dove l’ uso di Twitter è un po’ più elevato che in Germania, ma dove l’ uso di blog personali e di Google+ è molto meno rilevante.

Oriella2

Altri dati:

– Il citizen journalism non è particolarmente apprezzato: solo un quinto degli intervistati ha detto infatti che esso ha la stessa credibilità di quello delle testate mainstream.

– Il 39% dei giornalisti si ritiene ‘’digital first” contro il 61% che si vedono come giornalisti della carta stampata.

– Il 34% dei giornalisti intervistati sostiene che i media digitali hanno migliorato la qualità del lavoro, mentre il 32% ammette di avere delle difficoltà a stare al passo con l’ evoluzione dei social media.

Primaonline pubblica un documento e una infografica in cui viene illustrato come stanno cambiando i business editoriali, le modalità di reperimento delle fonti giornalistiche e gli atteggiamenti del pubblico nei confronti della stampa tradizionale.

La ricerca è stata compiuta su giornalisti di Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Nuova Zelanda, Portogallo, Russia, Spagna, Svezia, U.K. e U.S., con una media di 37 giornalisti per ciascun paese.

Il Rapporto integrale comunque è consultabile qui.

WoW, che libro

WoW_Copertina1Da Lsdi.it

Un libro a 6 mani potrebbe sembrare un problema di pigrizia, forse lo è anche, di sicuro lo scrivente che è anche l’ideatore del progetto da solo il libro non l’avrebbe mai scritto.

A volere ben guardare e “senza premeditazione”, (ce ne siamo accorti solo oggi), siamo tutti e tre comunicatori oltrechè giornalisti, ma in modo molto diverso e particolare, sia per la differente età, sia per le differenti esperienze accumulate procapite. Uno ha cominciato nel marketing, poi ha proseguito la propria carriera in pubblicità, dove ha appreso i rudimenti della comunicazione, mentre qualche portone più in là sgambettava da giornalista alla radio.

Un altro, ha percorso una strada uguale e contraria, iniziando da giornalista a Repubblica e proseguendo poi da comunicatore presso un noto e potente istituto di credito, dove si è specializzato nelle on line media relations.

La terza del gruppo fa comunicazione per lavoro: uffici stampa, relazioni, rassegne, organizzazioni eventi, e poi nel tempo libero (poco) si cimenta nella rude pratica del giornalismo, sua vera e unica passione assieme alla fotografia.

Da questa riflessione su comunicatori e giornalisti della rete e le nuove professioni necessarie ad interpretare nel giusto modo questa fase di profonda trasformazione dei mestieri suddetti, nasce l’idea di questo libro che si intitola “WoW, working on web giornalisti e comunicatori come non si inventa una professione” di Claudia Dani, Daniele Chieffi e Marco Renzi.

Il libro edito da Franco Angeli è in vendita nelle librerie del Bel Paese e sul web.

Un manuale per comprendere quali siano le nuove figure professionali del giornalismo e della comunicazione e scoprire assieme a 21 professionisti della rete come alcune di queste vengano “interpretate” in Italia.
L’opera è divisa in tre parti.

Nella prima si effettua un’analisi del mondo esistente e una descrizione approfondita delle nuove professioni dei settori giornalistico/comunicativi mutuate dall’estero sopratuttto dal mondo anglosassone e dall’ Europa dove tali professioni esistono, alcune già da tempo, talvolta molto tempo … mentre da noi ancora niente o quasi…
Nella seconda attraverso le interviste agli operatori dei due mondi che svolgono anche da noi alcune di queste nuove professioni oppure, il più delle volte, si sono letteralmente inventati una professione, talvolta un percorso imprenditoriale completo, vengono analizzate le necessarie trasformazioni in atto o in corso di realizzazione, e vengono suggeriti altri possibili scenari.

Fra gli intervistati troviamo personaggi di spicco del giornalismo on line italiano come Anna Masera (social media editor de La Stampa) la prima in Italia a ricoprire questo ruolo, a Robin Good ( imprenditore della rete a 360 gradi uno dei grandi professionisti del web italiano), Da Massimo Russo ( neo direttore di Wired Italia, grande esperto di rete e scrittore della e per la rete con << Eretici digitali il libro che ha scritto conVittorio Zambardino anticipando tonnellate di argomenti, oggi di strettissima attualità), a PierLuca Santoro meglio conosciuto come il Giornalaio che della rete è uno dei massimi rendicontatori, esperto di marketing e comunicazione, giornalista suo malgrado, arrivato al successo proprio grazie alla rete e in particolare al suo blog che si chiama appunto Il Giornalaio.

E poi le conclusioni diverse per ciascuno degli autori per sottolineare, ancora una volta, quanto sia in divenire il mondo del giornalismo e della comunicazione, e quali e quanti siano gli scenari possibili per un futuro meno disastroso dell’attuale presente…magari concedendo anche nel Belpaese il beneficio d’inventario a chi ha deciso di sperimentare e chiedendo al pubblico e agli imprenditori di investire proprio nella ricerca invece di aspettare le sempiterne “sovvenzioni”.

ps. la cosa più bella del libro è la prefazione gentilmente offerta dal “nostro” Vittorio Pasteris

PotenzaSmart: contest per progetti di app utili per la città

app-300x300Ancora qualche giorno per partecipare al contest lanciato da PotenzaSmart. Premierà con 20mila euro la migliore idea di app per rendere più intelligente la città. Il bando è in questo pdf. La spiegazione del contest è sul sito.

Takeway: Un premio da 20.000 euro per un’applicazione per smartphone o tablet dedicata a semplificare o rendere smart qualunque aspetto della vita cittadina, dal sociale alla mobilità, dall’ambiente all’intrattenimento, al social.

A Potenza abbiamo un obiettivo. Pensiamo a «una città aperta al territorio, ma anche in grado di offrire servizi e strutture di eccellenza in tutti gli ambiti della vita moderna».

Per farlo ci siamo detti che bisogna puntare sulle idee. Sulle belle idee. E poi metterle in connessione, condividerle anche fuori dai confini della città.

Così, se anche voi avete un’idea utile alla vita della città, ecco, siete capitati nel posto giusto. Forse vi piacerà seguirci con PotenzApp.

PotenzApp è un’iniziativa del Comune di Potenza che vuole continuare la bella esperienza fatta durante il ciclo di conferenze di PotenzaSmart “Grande futuro per piccole città”.

In quei giorni abbiamo ragionato di innovazione, digitale, smart city e comunità con gente interessante. Abbiamo messo in circolazione idee dentro e fuori la città e abbiamo provato a costruire una comunità che immagina una Potenza più smart.

Ora il Comune ha deciso di premiare chi sarà in grado di regalare un po’ di innovazione alla città. È nato così il bando PotenzApp. Un concorso con in palio un premio da 20.000 euro per un’applicazione per smartphone o tablet dedicata a semplificare qualunque aspetto della vita cittadina, dal sociale alla mobilità, dall’ambiente all’intrattenimento. Continua…

Working on Web. Giornalisti e comunicatori: come non s’inventa una professione

Le nuove professioni nate nel e con il Web. Le opportunità professionali e come cambiano i mestieri "tradizionali" ma, soprattutto, cosa bisogna "saper fare" per lavorare con e sulla Rete, spiegato da 21 grandi professionisti del digitale. Un manuale pratico che è anche un'inchiesta che approfondisce le difficoltà e i problemi dei workers digitali, proponendo soluzioni e scenari futuri

Seguimi su Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: